REPORTAGE: Italian Ceramic District by Maria Laura Berlinguer

REPORTAGE: Il Distretto della Ceramica Italiana by Maria Laura Berlinguer

Gli artigiani di Caltagirone, cittadina siciliana che per la lavorazione della ceramica è pari alla rinomata Faenza, hanno nel sangue la versatilità e la capacità di accogliere nel loro bagaglio culturale le suggestioni che vengono dal mare. Ogni arte si rinsalda nei secoli, soltanto se sa aprirsi al nuovo e trarre ispirazione da conoscenze eterogenee: la maestria e l’evoluzione del gusto dei maestri ceramisti di Caltagirone sono emblematici della storia della Sicilia, dei suoi fasti e delle sue cadute, delle sue difficoltà e dell’infinita bellezza che vive nell’isola.

Nelle forme e nelle lavorazioni delle ceramiche del territorio calatino restano gli echi di due millenni di storia e del passaggio di bizantini, arabi, genovesi e normanni e la fantasia creativa degli artigiani ha tratto spunto sia dalle influenze culturali, sia dalle avversità. 

Così, l’arrivo dei musulmani nel IX secolo portò le forme ornamentali dell’Oriente come l’invetratura, una particolare lavorazione che consisteva nell’applicazione di una superficie vetrosa sulla ceramica, capace di renderla impermeabile. E, secoli dopo, il terremoto nella Val di Noto del 1693 fu una catastrofe che distrusse manufatti meravigliosi, ma al tempo stesso fu seguito da un secolo fondamentale per la ceramica di Caltagirone, che fu usata in ambito edilizio e si rinnovò nella realizzazione di oggetti e suppellettili, acquasantiere, vasi, ciotole e candelieri impreziositi da un’infinità di varianti decorative.

Oggi a Caltagirone operano oltre cento botteghe e importanti aziende di produzione della ceramica. In una di questa ha mosso i primi passi Andrea Branciforti, che ha fatto del rinnovamento radicato in una storia secolare è il suo solido bagaglio culturale. Il designer e architetto è figlio di Sicilia, figlio di ceramisti di Caltagirone, figlio, soprattutto, di quella voglia isolana di passare il mare, confrontarsi con altre terre e poi tornare a casa per plasmare quel che si è appreso e osservato in forme nuove. 

Quando nel 2004 ha fondato il suo studio e laboratorio di design già nel nome ha chiarito il suo manifesto artistico: “Improntabarre” si rifà a un simbolo della produzione in serie come, appunto, il codice a barre sul quale però non deve mancare l’impronta d’artista. Tra i suoi maestri nel design Branciforti cita Ettore Sotsass, ma rivendica con forza di essere “dentro il mondo della ceramica”, il mondo di Caltagirone, la città dove si plasmano candelieri, vasi, lucerne, calamai, formelle per dolci, oggetti di vita quotidiana e di home dècor. Dal piatto per la tavola alle eleganti sculture, l’argilla viene lavorata per rappresentare ogni aspetto della realtà, per far volare l’immaginazione e, insieme, per arricchire i gesti di ogni giorno, come sa fare soltanto il miglior design.

È tenendo a mente queste influenze culturali che si apprezza ancor di più il lavoro di Branciforti. Non a caso tra gli oggetti proposti da Design Italy c’è la lampada da lettura BN1, oggetto pluripremiato che ben racchiude il manifesto di “Improntabarre”. Nell’alieno che il designer descrive come “una creatura amichevole con un corpo e una testa che danno vita ad una scultura illuminante” c’è la tradizione delle figure calatine esaltata dall’ironia (punto di forza della produzione dell’architetto e designer siciliano) e dal superamento di ogni clichè. Il tocco artigianale, l’impronta, sono nella tecnica del colaggio in terraglia bianca e nell’assemblaggio di occhi, antenne, testa completamente a mano, come spesso soltanto il miglior made in Italy assicura.

La ceramica di Caltagirone ha avuto nei vasi e negli oggetti per il table setting un punto di forza, una caratteristica ben rispecchiata nei set di piatti della collezione “Urban” e nelle ciotole impilabili “Legami” scelti da Design Italy nella produzione di Improntabarre, stoviglie di uso quotidiano pronte a esaltare il cibo ma altrettanto preziose come home dècor.

Branciforte afferma di orientare la sua ricerca verso la realizzazione di progetti “il cui tema ricorrente è l’ironia, supportata dalla funzionalità”. In una piccola scultura come lo sgabello “Holly” i risultati di questa ricerca sono chiari: un complemento d’arredo si fa protagonista, racconta la sua storia, invita a guardare il mondo con sguardo scanzonato, per comprenderne la complessità.


Lascia un commento

Avviso: i commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.