Design Italy co-founder Paola serena interviewed by Cristina Morozzi for Milano Design Week

Paola Serena intervistata da Cristina Morozzi per la Milano Design Week

In occasione della Milano Design Week, Cristina Morozzi ha intervistato Paola Serena, co-founder di Design Italy. Design Italy presenta “La Materia diventa Design”. Leggi l’intervista.


Il Salone si farà come sempre alla fiera di Rho Pero e sarà un “Supersalone”, con spazi condivisi e con un'arena per incontri con designer internazionali e imprenditori.


Il Fuorisalone, come di consueto, invaderà la città negli showroom, nei musei, nei palazzi storici, nelle piazze.

La Triennale inaugurerà una mostra su Carlo Mollino.

Il nuovo museo dell’ADI in via Ceresio 7, ospiterà “Take your seat, solitudine e convivialità della sedia” a cura di Nina Bassoli, con allestimento di Alessandro Colombo e Perla Gianni. L’inaugurazione il 4 settembre con un concerto jazz del Blue Note nella antistante Piazza Compasso d’Oro.

Ci sarà un nuovo distretto, il più giovane e il più esteso, “Alpha district” nell’area dell’ex Alfa Romeo, in zona Portello, con epicentro in piazza Gino Valle, ideato da Foro studio.

Anche la residenziale via Vincenzo Monti prenderà vita, grazie alla presenza di Design Italy al Fuorisalone.

Design Italy, con sede in Via Vincenzo Monti 12 e lanciata alla fine del 2019, è una boutique digitale dedicata all'esportazione di prodotti di design contemporaneo esclusivamente Made in Italy con l'obiettivo di promuovere le eccellenze italiane nel mondo.

A Paola Serena, co-fondatrice insieme a Roberto Ferrari di Design Italy, chiedo di raccontare il progetto speciale “La Materia diventa Design” per il Fuorisalone 2021 e a ritroso, di accennare alla sua storia.


P.S.

Il progetto per il Fuorisalone 2021 ha l’obiettivo, non solo di mostrare alcuni prodotti disponibili sul nostro sito, ma di documentare il percorso progettuale dalla materia al prodotto. Abbiamo selezionato quattro aziende produttrici che, nell’ambito della nostra offerta si distinguono per creazioni inusuali in materiali come la pula di riso, l’alluminio, il cartone, il mais e il sughero.

Nella nostra sede, abbiamo allestito una "stanza dei mestieri" dove si avvicenderanno designer e artisti per mostrare dal vivo come “La materia diventa design”: tra questi Denis Santachiara con il suo più recente progetto costituito da oggetti ricavati da un’unica lastra di alluminio tagliata al laser; DygoDesign, un gruppo di giovani che propone una serie di vasi in un materiale plastico derivato dal mais; Giorgio Caporaso che presenta alcuni dei suoi arredi della collezione “Lessmore” in cartone e legno e per finire OTQ che espone Bisu, un letto in sughero.

Il nostro Fuorisalone coinvolge anche spazi di prossimità. All’Alter bar, in via Vincenzo Monti 15, Suber propone una serie di arredi in sughero ricavati dai tappi riciclati e al ristorante Zakuro, in Via Vincenzo Monti 16 l’azienda BBB Italia espone la seduta di Gio Ponti realizzata in Resysta, un materiale ricavato dal riso.



C.M.

Sul sito Design Italy quante sono le aziende presenti?

P.S.

Oltre 130, selezionate sulla base di criteri di sostenibilità, sia dei materiali che dei processi. Per quanto riguarda i prodotti ci focalizziamo prima di tutto sull’innovazione, ricercando oggetti innovativi nell’estetica, nei materiali e nelle prestazioni.



C.M.

Quali sono i materiali predominanti ?

P.S.

Quelli sostenibili e facilmente riciclabili, possibilmente di origine naturale, come il riso, il mais, il sughero, una materia poco utilizzata nell’arredo, ricavabile anche dal riciclo dei tappi usati; il cartone rappresentato dalla linea di arredi Lessmore di Giorgio Caporaso; quindi la nuova collezione, comprendente circa 200 oggetti ricavati da un’unica lastra di alluminio, di Cyrcus Design; da segnalare anche Resysta, il nuovo materiale per uso da esterno ricavato dal riso, con cui è stata rieditata la famosa sedia 940 di Gio Ponti e i vasi di Dygo Design creati con stampaggio 3D, partendo dal mais.



C.M.

Sostenibilità e innovazione sono dunque i cardini di Design Italy?

P.S.

Assolutamente si. Nella selezione, al di là dell’estetica, che appartiene alla sensibilità personale, i criteri che guidano le nostre scelte sono, prima di tutto, innovazione e sostenibilità, sempre con un occhio di riguardo alla creatività e ai suoi protagonisti, rappresentati, soprattutto, da designer della nuova generazione, impegnati in progetti, rispettosi della natura e della sua salvaguardia. 



C.M.

Raccontami di te.

P.S

Sono nata a Napoli e lì mi sono laureata in economia e commercio. Poi mi sono trasferita a Londra. A distanza ho capito l’importanza del Made in Italy. Con mio marito Roberto (ex Direttore Generale di CheBanca!), anche lui napoletano, in due anni abbiamo costruito Design Italy.

La parte più importante è stata lo scouting degli artigiani e dei creativi dei quali sono ricche le regioni italiane. Nello scouting abbiamo messo passione e dedizione per costruire una offerta che rappresentasse la varietà produttiva dell’Italia e che mettesse in luce competenze specializzate e coltivate da generazioni. Ci ha guidato la voglia di scoprire. Mi sono affidata alla mia curiosità e al mio personale senso estetico, guidata da una idea molto precisa, maturata nel tempo, del valore del design italiano, non solo commerciale, fondata su uno stile riconoscibile e sulla narrazione che sta dietro ogni creazione. Alla base di ogni prodotto c’è sempre una storia molto particolare, dettata dall’appartenenza geografica, dalle attitudini, dalle coincidenze e, talvolta, anche dal caso. Fare scouting significa interpretare il linguaggio delle creazioni che racconta utilizzi e pertinenze e che sempre riflette la personalità e le attitudini del creatore. Osservando s’impara a scegliere.



C.M.

L’offerta di Design Italy è ampia. Il segreto per costruire in poco tempo una collezione così variegata?

P.S.

Affidarsi a consulenti esperti, essere curiosi, non appiattirsi sul gusto corrente, cercare sempre di sorprendere, di captare l’inedito, magari il trascurato e cercare nelle pieghe del sistema, ascoltando anche le voci più flebili.



Cristina Morozzi


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