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Intervista a Pier Angelo Orecchioni

Sardo della Gallura, da 40 anni cittadino di Firenze, Pierangelo Orecchioni, architetto, designer, artista, laurea in architettura a Firenze, co fondatore nel 1998 dello “Studio63 a+d,”un marchio di progettazione internazionale con sedi a Firenze, New York, Hong Kong e Shanghai, specializzato in progetti di concept retail, tra i quali tutti i negozi di Miss Sixty, attualmente interior designer, product designer, art director per aziende di arredamento e moda e dal 2017 professore di interior design allo IED di Firenze. 

In gioventù, negli anni 80, ha frequentato la cerchia di Remo Buti, docente alla Facoltà di architettura di Firenze, costituita dai “bolidisti”, come Stefano Giovannoni, Guido Venturini e Massimo Iosa Ghini; è stato in gioventù anche cantante e chitarrista di un gruppo. Dal 2015 si dedica alla libera professione e a una personale ricerca nel design narrativo, partecipando a mostre personali e collettive, tra le quali nel 2018 “Recreation” alla galleria Cartavetra di Firenze. 

Lo abbiamo intervistato e ci ha parlato di identità fluide e del “suo dopo”

C.M : Raccontami il tuo dopo. 

P.O. : “Il mio dopo” è venuto fuori all’improvviso verso i cinquanta anni. Mi sono lentamente riconciliato con me stesso e con la mia creatività

C.M : Cosa ha comportato nella tua professione di architetto e designer questa riconciliazione?

P.O. : Mi sono messo a dipingere, a lavorare su me stesso, a creare oggetti.

C.M. : Come definisci il tuo periodo attuale?

P.O. : Lo chiamo “Recreation”, un neologismo che unisce creazione a ricreazione, perché cerco di ritrovare la creatività spontanea e libera dei bambini, che si manifesta nel gioco e che non ha committenti. Sono sardo e mi ispiro alla purezza dell’arte di Maria Lai. 

C.M : Ti dedichi anche all’arte?

P.O. : Cerco di recuperare le radici della mia creatività e penso a come tramandare la memoria. Dedicarsi all’arte e al design consente di dedicarsi alla progettazione di oggetti.

C.M : Quale è oggi l’ambito dei tuoi interventi creativi?

P.O. : Non ho confini, la mia ricerca è focalizzata sul dare un senso ai miei segni. Mi sono dedicato alla ceramica e al suo insegnamento. Ho da sei anni un rapporto con Marioni di Calenzano, che nasce come azienda ceramica. Ho creato la sua nuova identità e sto disegnando arredi e complementi. Sono collezioni eleganti, di lusso, nutrite di citazioni anni 80, ibridate con elementi art déco. Ho ideato a Napoli in via Chiaia il concept del primo negozio di Tramontano, produttore di borse.Realizzo disegni cuciti e ricamati su magliette e borse. Creo degli ‘ex voto per grazia da ricevere’; scrivo un diario con parole cancellate, che rappresenta la contaminazione tra segni e parole e realizzo ‘ex voto dell’attesa’, pensando al particolare momento che stiamo vivendo.


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