Marco Trevisan intervistato da Cristina Morozzi

Marco Trevisan artista e artigiano disegna personalmente tutte le sue borse. La sua fonte di ispirazione sono i bauli di Louis Vuitton, di Delvaux e le borse di Hermes suoi saldi punti di riferimento.

Marco Trevisan, triestino, artista, artigiano, classe 1988, ama far ricerca, guardarsi attorno, viaggiare, scoprire… Sin da bambino rivela un'attitudine creativa, che sviluppa nell’adolescenza, nutrendola con la sua innata curiosità, la sua abilità manuale e il suo personale senso dello stile. Dopo gli studi di grafica, inizia a lavorare come designer del vetro artistico per 4 anni.

Si trasferisce a Milano per alimentare la sua naturale passione per la moda, che si concretizza nella creazione di borse, che realizza nel suo laboratorio a Trieste, coadiuvato dalla moglie.

CM:

Quando hai deciso di dedicarti alla realizzazione di borse quale è stata la tua principale fonte d’ispirazione?

MT:

I bauli di Louis Vuitton e di Delvaux, le borse di Hermes. Ho sempre considerato questi marchi dei saldi punti di riferimento.



CM:

La borsa quale significato ha per te?


MT:

L’ho sempre ritenuta un'icona. Il mio obiettivo, sin dagli esordi, è stato quello di riuscire a disegnare e produrre oggetti che abbiano un valore simbolico.



CM:

Come ti definisci, artigiano, designer, produttore?


MT:

Mi considero un designer/artigiano che parte dal disegno per giungere all’oggetto finito. Disegno personalmente tutte le borse delle mie collezioni che realizzo nel mio piccolo laboratorio triestino, coadiuvato da mia moglie. Amo seguire tutto il percorso e vedere il prodotto finito in tutti i suoi dettagli e continuo a far ricerca, anche sui materiali, per inserire periodicamente prodotti innovativi.



CM:

Come collochi la tua produzione?


MT:

Tra design artistico e artigianato. Produco una collezione all’anno, in genere costituita da 14 modelli, che possono avere versioni diverse per misure e materiali. Talvolta realizzo anche delle edizioni limitate.



CM:

Quale è la borsa che rappresenta al meglio il tuo progetto?


MT:

Il modello Diamond nelle sue due versioni, sia per la forma, che per l’attenzione ai dettagli.



CM:

Segui le tendenze moda?


MT:

Ne tengo conto, ma seguo soprattutto il mio istinto e la mia sensibilità estetica.



CM:

Sempre affamata di novità, la moda va veloce. Come coltivi il tuo istinto e la tua sensibilità per essere al passo con i suoi tempi?


MT:

Leggo molto, mi documento sulle riviste, vado a vedere le mostre, ricerco continuamente immagini. I viaggi sono molto importanti come fonte d’ispirazione. Mi nutro anche di arte e design Sono abbonato a varie riviste di arredamento e di arte.



CM:

Siamo in un momento di svolta, di cambiamenti, quale è attualmente il tuo “sentire”.


MT:

Sto mettendo in discussione quanto ho fatto sinora. Credo sia necessario rivoluzionare periodicamente, per migliorare sempre.



CM:

Quali qualità deve possedere oggi un prodotto per essere apprezzato dal pubblico?


MT:

Deve raccontare una storia, quella che ha portato alla definizione della sua identità. Deve essere di qualità, sia nella costruzione, sia nei materiali.



CM:

I materiali sono importanti per l’identità del prodotto?


MT:

Hanno un ruolo fondamentale. Mi sto dedicando alla ricerca di materie prime a basso impatto ambientale, come la pelle conciata vegetale e il canvas biologico per offrire un prodotto che risponda ai canoni di sostenibilità, oggi una priorità, anche nell’ambito degli accessori.




Cristina Morozzi