La voce delle cose: imparare a prestare attenzione ai piccoli oggetti
The MAG 11/22
EDITORIALE di Cristina Morozzi

Quando osserviamo il mondo che ci circonda e le cose che ci circondano, non dobbiamo far altro che saperle ascoltare e vederle.
Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea De Chirico (1891-1952) fratello minore del pittore Giorgio De Chirico nel suo libro di racconti “Tutta la vita”, pubblicato da Adelphi nel 2011, parla delle “voci di stoffa, strane voci soffocate “che stupiscono il protagonista Candido Bove al suo ritorno dalle vacanze, nel salotto in penombra, ancora coperto di teli bianchi, come s’usava un tempo per preservare gli arredi dalla polvere e dai raggi del sole.

E sollecita “a fare attenzione a quel che di più sottile e ineffabile circonda la nostra vita. Le persone non sanno ascoltare le voci delle cose che nella loro ignoranza credono mute; non sanno vedere i paesaggi che popolano l’aria, che nella loro indifferenza credono vuota……”. (Tutta la vita, ibidem).
Le cose che ci circondano, basta saperle ascoltare, affinando la vista, raccontano della materia con la quale sono state fatte, della loro funzione, del periodo che le ha viste nascere. Conviene imparare a ascoltare, non solo quelle di pregio, imponenti, ingombranti, ma anche quelle più umili e quotidiane, quegli oggetti servizievoli, che usiamo, senza curarci della loro estetica, per comprendere la loro ragion d’essere e quanto ci facilitano la vita di tutti i giorni.